profilo01Sono nato a Ginevra il 22 di Giugno del 1972.

Da bambino ho avuto due esempi eccezionali per qualità umane e culturali: i miei nonni Maria Josè ed Umberto II. Grazie a loro e alle attenzioni della mia famiglia sono cresciuto avendo ben presenti quali erano i Valori della nostra Italia.

Nonostante la lontananza dalla mia Patria ho avuto la fortuna di poter abitare a Ginevra che era ed è una città di respiro internazionale, e di studiare in un ambiente – il liceo Le Rosey prima e l’istituto Gamma di Losanna poi – che mi ha permesso di allargare i miei orizzonti e di conoscere da vicino le dinamiche geopolitiche e sociali dei Paesi europei.

Sono erede di una tradizione di famiglia importante, prestigiosa e al tempo stesso impegnativa, che mi sprona a dare il meglio di me con abnegazione e senso del dovere, guardando sempre al futuro.

Mi sono sempre sentito cittadino italiano e ho sempre desiderato fare il possibile per la mia terra e la sua gente.
L’esilio non è stato solo un lungo periodo doloroso: mi ha insegnato a trovare modi per raggiungere questo scopo anche da lontano.

Dopo l’esperienza universitaria, e una lunga gavetta, mi sono dedicato alla finanza, per la quale avevo passione, occupandomi di fondi internazionali.
Nel dettaglio, ho creato il Fondo Altin – il primo fondi di fondi hedge quotato alla borsa di Zurigo – e un prodotto finanziario legato alla Fondazione Emanuele Filiberto Charity Fund, che sostiene da molti anni realtà italiane che operano nel sociale, occupandosi di diversamente abili e di protezione dell’infanzia.
L’esperienza nella finanza mi ha permesso di toccare con mano le dinamiche del processo di gobalizzazione e i limiti dell’attuale integrazione politico-monetaria europea.

Nel 2001 ho fondato la Fondazione Principe di Venezia, per proseguire l’opera iniziata da mia nonna Maria Josè, e cioè di promuovere l’arte come un veicolo di comunicazione tra i popoli, un punto d’incontro di ideali pur appartenenti a culture diverse.
Per questo sostengo i giovani artisti (pittori, fotografi e musicisti): perché credo nella potenza dell’immaginazione, e nella potenza del confronto, più immediato e meno difficoltoso su un terreno neutro – non politico, non religioso, ma culturale.

emanuelefiliberto_clotilde

Emanuele Filiberto e Clotilde

Sono potuto tornare in Italia nel 2003, e da quel momento ho fatto di tutto per riuscire a entrare in contatto con i miei concittadini, e a farmi conoscere da loro. Ho viaggiato a lungo in una sorta di pellegrinaggio per riabbracciare tutte le regioni d’Italia e i miei concittadini, in una sorta di percorso per conoscere l’Italia autentica, quella fatta di bellezze naturali e artistiche, di artigianato, di profumi, di sapori indimenticabili e di tante persone che hanno bisogno di una mano tesa e di un sostegno. In questo percorso sono stato spesso accompagnato da mia moglie Clotilde e dalle nostre figlie, Vittoria Chiara e Luisa.

Il desiderio di comunicare e di comunicarmi con il minor numero di filtri possibile mi ha portato spesso in televisione: ho partecipato a Quelli che il calcio quando ancora ero in esilio, era un modo per entrare nelle case degli italiani, sentendomi finalmente a casa. Ho poi partecipato a C’è posta per te, a Il ballo delle debuttanti e a Ballando con le stelle, che ho vinto con il 75% dei voti del pubblico.

Qualche anno prima, nel 2005, la scoperta non mediata del mio Paese, l’osservazione diretta dei suoi tanti pregi ma anche dei suoi difetti mi avevano indotto a fondare il movimento Valori e Futuro, che ha come obiettivo quello di cercare di costruire un futuro migliore per l’Italia e gli italiani a partire dai valori fondanti della famiglia, del lavoro, dell’ambiente, della solidarietà, della cultura e della storia.

Credo che nel mondo di oggi, nel quale le identità locali si vanno ridisegnando in un contesto ogni giorno più internazionale, sia fondamentale ritrovare non solo le radici valoriali e culturali del nostro essere italiani, ma anche e soprattutto quelle del nostro essere europei: solo a partire da lì, dalla consapevolezza di chi siamo e di dove stiamo andando, saremo in grado di aprirci alla scoperta di nuovi modi di dialogare e confrontarci con culture diverse dalle nostre.