Archive for ottobre, 2009

HERITAGE ITALIANO-PRINCIPE D’ITALIA collezione Primavera Estate 2010

La terza edizione della collezione voluta, ed ispirata, da Emanuele Filiberto di Savoia è  disegnata da Filippo Bruno di Tornaforte e prodotta da U.Emme.P.

Per la prossima Primavera Estate, grazie ai successi della linea uomo nelle stagioni precedenti, la nuova Collezione propone per la prima volta una Woman Limited Edition dalla distribuzione attenta e mirata.

L’area ROYAL CLUBS - uomo e donna - della Collezione Principe d’Italia è ispirata agli indimenticabili club sportivi Reali che accoglievano l’aristocrazia e l’imprenditoria italiana fino agli anni ‘50. Informalità, eleganza italiana, passione agonistica e spirito di condivisione sono i tratti comuni alla nuova collezione e agli storici club. Le Polo, le felpe e i pantaloni dai tessuti ricercati riportano lo stemma con l’aquila della Regia Marina, lo scudo della Reale Cavalleria di Pinerolo e i blasoni degli storici circoli canottieri di Roma, Venezia, Torino e Genova. Ogni capo ha piacevoli contrarti di colori dalle nuance grigie, blu Savoia, rosso cardinale, bianco e blu navy.

L’area di collezione, oltre a riunire idealmente l’Italia, propone alcuni capi con gli stemmi delle ex colonie, ricamati tono su tono, con tessuti dai colori arancio, blu e argento.

L’area ROYAL VINTAGE - solo uomo - della Collezione Principe d’Italia è chic e ricercata, dedicata ad un pubblico più raffinato e selettivo. I tratti distintivi sono raffinatezza, eleganza, comodità tipiche dell’upper class italiana degli anni ‘30 del Novecento. La selezione Royal Vintage propone stampe dal sapore antico, rinascimentale e dai ricordi unitari, con effigi di vecchie banconote e decreti reali, grafismi  accurati riportati su lini e cotoni morbidi e freschi. La camiceria è chiaramente ispirata alle divise della Regia Aeronautica, le  maglie ed i pantaloni si rifanno invece alla Regia Marina. Grigio, azzurro,  rosa e bianco i colori utilizzati.

I tessuti della collezione sono Oxford e popeline per la camiceria, piquet stretch e jersey per polo e felpe, cotone classico per la maglieria. I ricami sono realizzati in lurex, cotone e seta.

L’area BASIC - uomo e donna - declinata in moltissimi colori, propone delle polo dalla vestibilitá attentamente elaborata, con ricamato sul cuore il nodo d’amore arricchito dal tricolore italiano e lo stemma con corona della Reale Casa d’Italia.

La terza nouvelle-vague Principe d’Italia è un concentrato di italianitá, nella produzione, nella scelta dei tessuti e nell’ispirazione: un vanto nazionale che da questa collezione sará esportato in Europa e USA.

info per la stampa press@studiopuggina.it

Estratto dell’intervista apparsa su Il Secolo XIX del 7 ottobre 2009 di Debora Badinelli

EMANUELE FILIBERTO di Savoia interviene sul 150° anniversario dell’Unità d’Italia. A pochi mesi dalla  visita che, in occasione della campagna elettorale per le elezioni europee, l’erede di Casa Savoia fece a Chiavari, accetta di entrare nel dibattito aperto dallo storico locale Giorgio “Getto” Viarengo che ha invitato il Levante a riscoprire le proprie radici risorgimentali e a far parte del comitato nazionale per i festeggiamenti del 2011, anniversario della nascita del Paese unito.

Emanuele Filiberto si sofferma sulla figura di Vittorio Emanuele II, che a Chiavari è ricordato con un monumento in piazza Nostra Signora dell’Orto, ma parla anche di politica.

Vive l’attesa del 150° anniversario dell’Unità d’Italia?

“Per Casa Savoia è un evento molto sentito, e siamo molto preoccupati per come le Istituzioni stanno gestendo questo anniversario così importante per tutti gli Italiani. Sa, nel celebrare l’Unità d’Italia si celebrano i nostri Valori, quelli per cui siamo considerati un grande popolo ed un Paese unico al mondo. Non farlo degnamente sarebbe assurdo! Oltretutto sarebbe una grande opportunità di marketing territoriale per rilanciare il Turismo con appositi eventi sparsi per il territorio, altro che spendere miliardi per  ”grandi opere” con la scusa dell’anniversario!”

Casa Savoia darà un contributo (culturale-storico) al comitato nazionale per le celebrazioni?

“Abbiamo realizzato una mostra itinerante “Casa Savoia, storia di una famiglia italiana” in cui per la prima volta dal 1933 vengono esposti i cimeli di Casa Savoia in un percorso che da Re Umberto II e Maria Josè ci porta fino al Risorgimento e al Padre della Patria Re Vittorio Emanuele II. La prima tappa è stata Cortina d’Ampezzo e ha riscosso un enorme successo di visitatori. Per l’inverno sarà a Milano, poi a Padova, Trieste, Torino, Palermo, Roma. Stiamo anche trattando con Genova; sarebbe un vero peccato non coinvolgere la Liguria, è una regione tanto amata da Casa Savoia, basti pensare che proprio qui la Regina Margherita volle trascorrere gran parte della sua vecchiaia.”

Vittorio Emanuele II fu il primo sovrano del Paese unito. Che cosa le hanno raccontato i genitori e la famiglia del suo antenato? Con quali ideali affrontò il Risorgimento e il processo dell’Unità?

“Re Vittorio Emanuele II è, insieme al Duca Emanuele Filiberto, l’avo che ammiro di più. In lui si sono concentrati il senso dello Stato, la visione prospettica del futuro, l’acume politico e soprattutto una grande umanità e semplicità. Ancora oggi nelle valli del Piemonte e della Valle d’Aosta, in cui il Re andava spesso per ritrovare la sua dimensione privata, le persone si ricordano di questo Sovrano. Semplice, spesso ruvido, vestito di abiti di montagna, intento a cacciare o a mangiare in compagnia dei valligiani. Credo che Re Vittorio Emanuele II abbia saputo comprendere che la spinta Risorgimentale doveva essere guidata e incanalata. Senza la sua guida l’Italia sarebbe ancora divisa. Ha compreso che l’Ideale Risorgimentale era qualcosa che veniva condiviso da tutti per la voglia di riscatto del popolo italiano. Ha anche capito che la forza dell’Italia Unita stava nell’essere una Patria di molte piccola Patrie. I problemi che viviamo oggi con le lotte tra Nord e Sud non ci sarebbero mai state con il decentramento voluto da Casa Savoia per il neonato Regno.”

Se dovesse spiegare alle sue figlie il significato del Risorgimento come lo descriverebbe? Cercando di trasmettere loro quali valori?

“E’ il momento culminante dei Valori della Patria. E’ la massima espressione delle tradizioni millenarie del popolo italico, il punto in cui si è concentrata la volontà e la forza per rendere finalmente Unita la culla delle Arti e della Cultura che tutto il mondo ha sempre riconosciuto alla Penisola Italica Divisa e che nel 1861 diventava finalmente non più “un’espressione geografica” ma uno Stato forte ed unito tanto da arrivare ad essere Grande Potenza già nel 1888. Sono i Valori del Risorgimento quelli che con cui sono cresiuto e che trasmetto a Vittoria e Luisa: il rispetto, la famiglia, le nostre radici Cristiane, il senso dello Stato.”

Ci sono ideali, insegnamenti di Vittorio Emanuele II validi ancora oggi?

“Credo che il più grande insegnamento di Re Vittorio Emanuele II sia di essere semplicemente autentici. Rispettosi delle tradizioni e dei Valori senza scordare che siamo umani e che per questo possiamo sbagliare. Un Re deve essere l’espressione dello Stato e lo Stato è composto per lo più da cittadini comuni, quelli che ogni giorno lavorano con fatica per la propria famiglia e per i figli. Re Vittorio Emanuele II ha incarnato con un secolo d’anticipo  il tipo di Sovrano che troviamo oggi nelle moderne monarchie europee. Vicino al suo popolo, unito al suo popolo.”

Il dibattito politico ripropone piuttosto spesso il dibattito sull’unità del Paese. Qual è la sua opinione?

“Ci sono forze potenti in Italia che vogliono scardinarne l’Unità. In primis la Lega. C’è la volontà di distruggere ciò che si è creato con fatica e sacrificio. Non comprendono che se l’Italia fosse divisa verrebbe spazzata via dallo scenario politico mondiale, si ridurrebbe ad un ammasso di piccoli stati insignificanti nello scacchiere internazionale con ripercussioni gravissime per la vita di tutti i nostri cittadini. L’Italia ha certamente bisogno di una profonda riforma nella gestione delle risorse. Non è accettabile che solo poche regioni del Nord sostengano l’intera economia del Paese. Questo però è accaduto a causa dell’abrogazione del Regio Decreto sul Decentramento avvenuta nel 1971. Quel decreto era l’essenza del vero federalismo fiscale. Ogni comune e provincia d’Italia si tratteneva la maggioranza degli introiti fiscali e ne mandava a Roma solo una piccola parte. Dopo il 1971 tutto è cambiato e siamo agli attuali estremi. Come vede la Lega dice parecchie bugie. Con Casa Savoia il federalismo fiscale c’era già”