Archive for giugno, 2009
GRAZIE A CHI MI HA DATO FIDUCIA, QUESTO E’ IL PRIMO PASSO DI UN CAMMINO A SERVIZIO DEL MIO PAESE
Author: Filippo
Nell’apprendere i risultati relativi ai candidati eletti al Parlamento Europeo, che vedono posizionarsi Emanuele Filiberto di Savoia al secondo posto con 22500 preferenze, il Principe ha dichiarato: “E’ stata una delle pi√π importanti esperienze della mia vita che mi ha portato ad incontrare migliaia di italiani e di approfondire i problemi territoriali del Piemonte, Lombardia, Valle d’Aosta e Liguria. Ringrazio l’On. Casini, l’On. Cesa e tutta l’UDC per questa opportunit√†. Ho potuto conoscere realt√† sociali e produttive di fondamentale importanza per il Paese e sono profondamente grato ai 22500 elettori che mi hanno dato la loro preferenza. Un segno di fiducia che non voglio tradire e che rappresenta un impegno morale verso di loro e verso il territorio della Circoscrizione in cui sono stato candidato. Desidero ringraziare le associazioni di categoria che mi hanno esposto le loro istanze per l’Europa, in particolare gli artigiani, i piccoli imprenditori, i coltivatori, gli allevatori ed i produttori di latte.
Non vogliamo frapporre molto tempo fra quanto è uscito dalle urne delle elezioni per il Parlamento europeo ed il dovuto rendiconto d’una iniziativa politica, la nostra candidatura ad esso, nella quale abbiamo accettato il rischio di metterci in discussione. Non abbiamo motivi d’insoddisfazione personale e «partitica». Sotto il profilo personale: abbiamo accettato la candidatura pel partito italiano forse più coerente con la storia e la natura del Partito Popolare Europeo, l’Unione di Centro, ma certamente con una macchina elettorale non paragonabile a quella del Popolo delle Libertà, la maggiore forza nazionale aderente a quella confederazione partitica comunitaria; nel nostro collegio, l’Italia nord occidentale, siamo riusciti il primo in preferenze in Piemonte e Liguria ed il secondo in Lombardia, ma l’Unione di Centro vi ha ottenuto un solo seggio ed in Lombardia, avanti a noi, ha fatto il pieno Magdi Allam, un uomo di coraggio, vicedirettore del Corriere della Sera, che ha sfidato il fondamentalismo islamico, a rischio della vita, nel suo aspetto più duro: l’intolleranza per chi, adoprando la propria libertà religiosa, nato islamico decida d’abbracciare un’altra fede. Non occorre un eccesso di spirito sportivo per riconoscere il merito di chi ha guadagnato quel seggio, ed anche il valore del voto a quella personalità come scelta per una certa Europa. È passato tempo, nel progresso liberale, da quando Voltaire scrisse che l’Europa era quel luogo in cui gli ambasciatori erano sicuri d’essere rispettati; oggi gli ambasciatori vengono più o meno rispettati in tutto il mondo, e l’Europa vuole restare quel luogo in cui i cittadini sono liberi di scegliersi la fede che intendono abbracciare od anche di non abbracciarne alcuna. Conquista che è costata secoli d’inquisizione e guerre di religione. La nostra soddisfazione è anche «partitica», sebbene per educazione ed individuale spirito d’indipendenza non si sia uomo di parte. Nei fatti il successo del Partito Popolare Europeo, che si conferma il primo partito comunitario, in cui resta il retaggio federalistico dei Shumann, dei De Gasperi (colpi di Stato a parte, si sente dire in famiglia, ma nessuno è perfetto), degli Adenauer, degli Spaak, rappresenta una garanzia contro pericolosi sciovinismi nazionali, che purtroppo sono emersi, prepotenti, in alcuni Stati membri. Questo ultimo dato è l’unico che ci preoccupi e rattristi davvero. La sola nostra preoccupazione, infatti, è che in questa campagna elettorale non si sia riusciti a far passare a sufficienza il messaggio politico del quale ci sentiamo portatori, e cioè che l’Unione europea resterà un nulla politico fino a ché avrà una «borsa», il mercato interno e l’euro, ma non avrà una «spada», cioè una forza militare integrata in sé. Ciò contiene anche i germi d’una possibile disintegrazione di quanto in mezzo secolo s’è integrato. Luigi Einaudi, non solo un grande liberale ma un sabaudo di ferro, ammoniva che è la politica a guidare l’economia, e questa fu l’unica sua perplessità quando dovette firmare il Trattato istitutivo della Comunità europea del carbone e dell’acciaio, l’origine di tutto il processo d’integrazione economica. L’anima sta nella politica. Ha ragione il Capo del governo italiano quando afferma che il novanta per cento delle leggi che disciplinano la nostra vita, oggi, è fatta da regolamenti od in base a direttive comunitarie, ma sino a quando l’Unione europea resta una labile confederazione politica, fra Stati membri senza unità militare e divisi nell’azione diplomatica, la salda federazione economica che pur hanno saputo costruire tra loro non unisce i popoli sotto una bandiera che giustifichi sacrifici in tempo di crisi. Questo è il motivo degli insorgenti egoismi nazionali che rischiano di bloccare il processo federatore, come si vede con le difficoltà a strappare ad un’ormai isolata Irlanda meridionale la ratifica del Trattato di Lisbona.
Emanuele Filiberto
Ci siamo, il prossimo fine settimana, 6 e 7 di Giugno, si vota per il Parlamento europeo. I Partiti nazionali, soprattutto i maggiori, attendono con trepidazione il voto solo, si può ben dire, per avere conferme delle loro scelte nazionali: il Popolo della Libertà per saggiare se e fino a che punto gli italiani stimino l’azione di governo della Destra berlusconiana; il Partito Democratico se e fino a che punto la polemica di Dario Franceschini contro il mondo di lustrini di Silvio Berlusconi sia riuscito a far dimenticare le tasse del governo di Romano Prodi, ed il vuoto programmatico della nuova maggiore formazione della Sinistra; Tonino Di Pietro per vedere se premia descrivere l’Italia attuale come una tirannide personale. Potremmo continuare con le formazioni minori. Ma quando noi abbiamo accettato di correre il rischio, e ci siamo candidati all’elezioni del Parlamento europeo nelle liste dell’Unione di Centro (U.D.C.) in Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria l’abbiamo fatto per un altro motivo: in quanto siamo convinti che, nel mondo globale, gli europei possano essere liberi solo se l’Europa acquisterà quel ruolo politico, tra le potenze globali, che i singoli Stati nazionali, per dimensioni socioculturali prima che altro, non sono più in grado di assicurarsi; perché l’Unione europea è una labile confederazione politica fra Stati membri d’una Comunità economica federale che costituisce la prima potenza produttiva e commerciale al mondo, ma non riesce ad esistere politicamente senza essere anche una unità militare integrata; e quindi riteniamo che il Parlamento europeo, al di la delle competenze specifiche, debba essere il foro dal quale far partire un’azione specifica per munire l’Unione europea d’una difesa integrata, così come accadde nel 1984 col primo progetto d’Unione europea. Certo, se eletto dovremmo occuparci anche delle politiche comunitarie già in essere, controllare bene l’azione normativa ed amministrativa della Commissione, e chiediamo il voto anche per questo, ma il fulcro della nostra azione politica è un elemento fondamentale d’integrazione politica. Infatti, con Luigi Einaudi, siamo convinti che la politica guidi la vita economica e civile della società, e non viceversa. Alla vigilia di questo fine settimana, però, il nostro appello è molto più generale: votate per scelte di fondo europee, e non per un sondaggio d’opinione sulle leadership nazionali: per quello bastano gli istituti demoscopici.
Emanuele Filiberto

