La visita «privata» del Capo dello Stato, On. Giorgio Napoletano, a Londra ha avuto, forse, un significato politico ben maggiore, come spessissimo accade, di tante visite «ufficiali». Nell’incontro con Sua Maestà la Regina Elisabetta II, ed in quelli con altre personalità della vita politica e sociale del Regno Unito, infatti, ha avuto modo di ribadire il Suo convincimento, che condividiamo in pieno in quanto è anche il nostro, che l’Europa non ha un futuro degno di sé, cioè all’altezza delle responsabilità che porta per la sua storia, se l’Unione europea non saprà integrarsi militarmente e, quindi, esprimere una sua politica unitaria in questo mondo, tra le potenze globali. È significativo sia andato a dirlo alla Sovrana ed a esponenti della società civile delle isole britanniche, poiché la tendenza al tradizionale isolamento si scontra sempre di più, lì, con l’acquisizione del dato empirico del sempre più inconsistente peso internazionale del Regno senza Impero, e della forza dell’Unione europea quando s’esprime in forme integrate. Dall’ultima guerra del golfo persico, infatti, è toccato proprio a governi laburisti constatare come il ruolo britannico nella regione sia defunto con lo scioglimento, a suo tempo, della CENTO, una sorta di piccola NATO a guida britannica per quell’area, che i governi laburisti del secondo dopoguerra vollero demolire, nello smantellamento generale d’ogni ruolo imperiale, a cui s’è fatalmente sostituito, in quanto la politica non ammette vuoti, quello egemonico della federazione nordamericana. La politica monetaria isolazionista, che ha impedito sino adesso l’ingrasso del Regno Unito nell’Euro, ha prodotto all’attuale fine ingloriosa della Sterlina, naufragata in un’inflazione di carta moneta stampata a grande tiratura, nell’illusione di seppellire sotto quella montagna di biglietti senza valore la crisi finanziaria in atto, mentre proprio l’Euro s’impone sui mercati. Con diplomazia, il Capo dello Stato italiano, a Londra, ha sottolineato come gli europei covino troppo spesso la tendenza a scaricare sulle spalle degli Stati Uniti dell’America settentrionale l’onere della loro difesa. Preoccupazione che sottintende che chi ha bisogno della protezione altrui accetta di farsi un protettorato, il ché, non solo nel caso della Gran Bretagna, vuol dire farsi da dominante «dominio». Di questo Sua Maestà la Regina è perfettamente consapevole, speriamo che lo sia il Suo governo. La determinazione colla quale quel ministro ha convinto i Comuni ed i Lords a ratificare il Trattato di Lisbona lascerebbe credere che lo sia. Ma lo è la gente, ed il personale politico ordinario, anche sul continente, da noi? Sotto tale profilo la campagna elettorale per il Parlamento europeo è deludente. I maggiori partiti usano le elezioni al Parlamento europeo per una resa di conti solo domestica, che prescinde totalmente dall’urgenza dell’Europa di esistere, se si vuole che i cittadini europei possano ancora esserlo di uno Stato sovrano. Su questo vorremmo chiedere al Capo dello Stato di usare dell’autorità morale della carica, e rivolgersi agli italiani ed ai loro partiti per ricordare che Parlamento vanno ad eleggere.

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