Archive for maggio 28th, 2009
Abbiamo esaminato con attenzione il rapporto sui diritti umani presentato, i giorni scorsi, da Amnesty International. Ancora una volta abbiamo constatato come i diritti di libertà, che dovrebbero essere non solo universali ma soprattutto assoluti, poi invece siano condizionati, nel contingente storico, anche da quella cosa spesso sfuggente che è la prosperità economica. La crisi economica attraversata da molte società si sta rivelando anche un fattore di crisi nei confronti dei diritti dell’uomo. Certo non ci fa piacere l’allarme lanciato dall’organizzazione non governativa britannica sul pericolo d’insorgente razzismo che la stessa segnala in alcune misure prese dall’Italia. Non siamo i difensori d’ufficio del governo italiano, in quanto oltretutto non officiati da nessuno, e qualche avvocato da noi consultato ha rilevato come, in effetti, la tecnica di «respingimento» in mare, verso lo Stato costiero da cui sono salpati, di chi cerca d’immigrare clandestinamente in Italia non consente, a chi fosse nelle condizioni di chiedere asilo politico, neppure di poter presentare la relativa domanda. Non ci convince la logica del meglio così che mitragliarli, come fanno ogni tanto le motovedette spagnole, raccogliendo poi alcuni cadaveri che le correnti sospingono sulle spiagge. Però in una cosa non possiamo non essere in pieno accordo col governo italiano: nel richiedere, come esso fa, la convocazione d’un Consiglio europeo dei Capi di Stato e di governo sull’immigrazione. Se, infatti, l’Unione europea si fonda anche su un unione doganale, con una dogana comune, poiché la Comunità si fonda non solo sulla libera circolazione di beni, ma anche di persone, oltre che di servizî e capitali, l’Unione europea ha anche una frontiera comune, che quindi dovrebbe essere gestita in comune, con regole comuni. Altrimenti è incoerente censurare gli Stati membri più esposti ai fenomeni migratorî extracomunitarî di misure troppo dure, dopo essersi lamentati per anni della loro manica troppo larga, che avrebbe fatto dilagare clandestini in tutta l’Unione europea. Occorre prendere atto che una frontiera comune va regolata e gestita in comune, magari con un’eurocorpo di guardie di frontiera strutturato sul modello degli «erocorps» d’origine franco tedesca.
Emanuele Filiberto

