In questa settimana, posta a cavallo della ricorrenza della Pasqua secondo i calendarî, rispettivamente, della Chiesa Cattolica latina e di quella Cristiana Ortodossa, facciamo memoria, mentalmente, d’entrambe, in ricordo di nostra bisnonna la Regina Elena, nata di Montenegro. Non possiamo non pensare alla gente d’Abruzzo, che deve fare, in tale momento, affidamento su tutte le doti del suo carattere, proverbialmente «forte e gentile». Come ogni Italiano e buon padre di famiglia cerchiamo d’essere presenti secondo le nostre risorse. Sono accorso due volte, dopo il terremoto, in Abruzzo. Assieme alla Principessa Clotilde abbiamo portato tre container, in collaborazione con l’Esercito Italiano e la Protezione Civile, a nome degli ordini dinastici di Casa Savoia. Cinquantamila pasti, completi di stoviglie da campo; pasta, pomodoro, sale, latte, zucchero, scatolame; un container di acqua minerale. Abbiamo attivato un conto corrente per gli «amici di casa Savoia pro vittime terremoto d’Abruzzo» (se qualcuno fosse interessato ecco le coordinate bancarie: IBAN IT 49 P 02008 12100 000040416863). Sappiamo benissimo che sono gocce nel mare, ma con le nostre forze della Casa questo è il massimo, per ora, che siamo riusciti a fare. Vogliamo rispondere, usando la sempre generosa ospitalità delle colonne di questa libera «Opinione», alle tantissime sollecitazioni ad essere lì in permanenza, con la nostra persona fisica. Evidentemente tutte queste pressioni vengono per riflesso, combinato, delle regole di successione della Casa di Savoia e della XIII disposizione transitoria alla vigente Costituzione dello Stato, che identificano nella nostra persona l’ultimo discendente maschio del Re d’Italia. Di qui pressanti inviti, non rivolti ad altri miei cugini od a qualunque Principe italiano d’altra Casa.
Le ragioni d’una partecipazione dolente ma d’un non continua presenza fisica sono riassunte nel molto opportuno monito rivolto dal Capo del Governo agli altri esponenti dello stesso o, più in genere, del personale politico, a non recarsi sul posto se non nell’esercizio di specifiche funzioni, per non intralciare le opere di soccorso. La presenza in luogo, giorno e notte, del Capo del Governo è dimostrazione della grande conoscenza, da parte sua, della psicologia degli italiani e soprattutto del personale pubblico, che mette da parte pigrizie e timori di responsabilità se, a prendere su di sé scelte urgenti e difficili è persona più elevata in grado, che decide senza indugi. Bisogna riconoscere che i soccorsi non sarebbero stati così rapidi, gli intoppi così presto rimossi, le perdite di tempo limitate, le decisioni così immediate senza la sua presenza. Ciò vale per altri membri del governo, nazionale e locale, che con l’esempio sono stati coinvolti in una spirale virtuosa, che ha trascinato anche esponenti dell’opposizione. Per gli stessi motivi, peraltro, chi non ha ruoli istituzionali, od avendoli non ha esigenze funzionali, non deve intralciare. L’esempio, in questo, viene dal Pontefice romano, che indubbiamente ha dato grande prova di senso di responsabilità rinunziando ad inserirsi celebrante d’una via crucis reale che avrebbe avuto sicuro effetto mediatico, urbi et orbi, ma avrebbe altresì distratto attenzione ed energie alle opere di soccorso. Il nostro proposito è fare sempre quel che si deve e quanto riesce, nel posto assegnatoci dal fato. Tra le varie figure che storia tramanda quella che scelse, per sé, definizione più acconcia fu Ottaviano, che si descrisse solo come chi si comporta secondo i destini rilevati dagli Auguri, che null’altro vuol dire «augustus».
Emanuele Filiberto

