Archive for aprile 3rd, 2009
Murray N. Rothbard, uno degli autori di quella corrente di liberalismo estremo, oltre i limiti dell’anarchismo, che in Nordamerica si definiscono «libertarians», ha, tra l’altro, sentenziato: «Il cristianesimo e l’ebraismo […] insegnano che Dio ha creato l’uomo a propria immagine e somiglianza, e gli ha dato il dominio su tutta la Terra, che è stata creata per l’uso dell’uomo e non come entità con un autonomo valore morale. L’ordine naturale esiste per l’uomo e non viceversa; nessuna diversa concezione è compatibile con un libero mercato fondato sulla proprietà privata e perciò col libertarismo». Sinceramente credo che, nella storia umana, non sia stato inventato un metodo di allocazione delle risorse, in genere, più efficiente nella produzione di ricchezza del mercato fondato sulla proprietà privata, ma penso altresì che una sana laicità della politica sia opportuna per evitare a qualcuno di mettere in bocca al Padreterno troppe panzane. Non sono uno studioso della Bibbia, ma ritengo che inferire dall’uomo immagine e somiglianza di Dio la negazione d’un valore morale autonomo all’ambiente naturale sia il porre in contrasto ebraismo e cristianesimo col comune buon senso. Se un disastro ecologico, provocato dalle scelte individuali e collettive di questi uomini proprietari, spazzasse via il genere umano dalla faccia della Terra, la stessa continuerebbe imperterrita a ruotare su sé ed intorno al Sole, ogni 2160 anni circa (mese platonico) il Sole si troverebbe nella costellazione precedente al momento dell’Equinozio di primavera, e le forme di vita che fossero sopravissute su questa terra continuerebbero la loro esistenza ed evoluzione. Se un Dio ha creato l’uomo lo ha fatto attraverso la natura ed è la natura stessa a fornire il suo ambiente di vita, ma se l’uomo sparisse l’universo tirerebbe avanti per la sua strada. Queste considerazioni vengono spontanee nel leggere il “Libro bianco” sull’adattamento ai cambiamenti climatici che la Commissione europea ha pubblicato alla vigilia di numerosi confronti internazionali sul clima, non ultimo il vertice di Copenaghen a dicembre.
Si può già morire, come ci hanno segnalato le cronache della scorsa estate, per gli effetti di un clima sempre più mutevole, con un termometro che nel Sud dell’Europa oscillerà sempre più, nel prossimo futuro, con maggiore frequenza, tra picchi di calore. Ciò mette già a repentaglio la qualità e la disponibilità di una risorsa, come l’acqua, indispensabile alla vita dell’uomo, degli animali e delle piante. A soffrirne di più sono, al solito, persone anziane, portatori di handicap, famiglie a basso reddito. Come indica la Commissione, urge una vera e propria strategia comune, che metta fine alla frammentarietà degli interventi. Un’azione urgente in quanto “ci vorrà del tempo prima che il pianeta si rimetta delle conseguenze del gas ad effetto serra già presenti nell’atmosfera”. Le aree europee che subiscono una forte pressione sulle riserve d’acqua passeranno dal 19% attuale al 35% nel 2070. L’agricoltura inizia già a risentirne, in termini di cattivi raccolti, deterioramento dei suoli, delocalizzazione di certe produzioni agricole, con un impatto sull’allevamento e sui redditi degli agricoltori. Si temono conseguenze sulle forniture alimentari, anche nel settore della pesca e acquacoltura. Per quanto riguarda il bilancio energetico, precipitazioni e scioglimento dei ghiacciai dovrebbe portare ad un incremento del 5% della produzione idroelettrica nel Nord Europa, ma una riduzione di almeno il 25% nel Sud dell’ Unione Europea. In queste condizioni è semplicemente folle, come ha fatto anche qualche ministro nostrano, contrastare la Commissione quando suggerisce d’istituire un centro di scambio d’informazioni sugli effetti dei cambiamenti climatici; d’integrare l’obiettivo clima in tutte le politiche europee, e rafforzare le capacità d’adeguamento dei sistemi sanitari e sociali con meccanismi di sorveglianza sulla salute e le malattie trasmissibili. Quanto al valore morale dell’equilibrio ambientale per l’etica cristiana, un monito per tutti viene dall’autorità del Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, che così s’è espresso di recente: “La crisi ambientale che colpisce duramente ogni angolo del nostro pianeta è uno dei più importanti problemi dell’umanità, insieme a quelli della povertà e della mancanza della pace. Come può constatare anche il più scettico, il cambiamento climatico è inconfutabile dimostrazione che la crisi dell’ambiente è il maggiore dei problemi globali e universali dell’uomo, perché interessa ogni angolo della terra e, naturalmente, tutti noi: poveri, ricchi, giovani o vecchi. Le azioni collettive per bloccare il cambiamento climatico, del quale gli effetti saranno, secondo le stime degli scienziati, devastanti per l’ecosistema, le risorse naturali e le comunità umane, sono suprema testimonianza di solidarietà e unita di fronte ad una catastrofe. Abbiamo tutti il dovere di ricordate che siamo responsabili per aver provocato la crisi ecologica, sia collettivamente, come umanità, sia personalmente ogni uno di noi. È arrivato dunque il tempo di uscire dal percorso dell’autodistruzione. È arrivato il tempo della Terra!”. Penso, sinceramente, che Sua Santità conosca il cristianesimo meglio di Murray N. Rothbard.
Emanuele Filiberto

