Se si segue con attenzione il dibattito politico nazionale di questo periodo, tra le forze politiche ed all’interno d’esse, in una stagione anche congressuale che ridisegna il quadro dei rapporti di forza, si resta sorpresi, almeno noi restiamo molto sorpresi, da un singolarissimo dato di fatto: siamo nel bel mezzo d’una crisi economica che è mondiale, il Fondo Monetario Internazionale rileva un calo del prodotto interno lordo mondiale per la prima volta da sessant’anni, -0,5% o 1,5%, e nell’Unione europea -3,2%; i migliori analisti sottolineano come l’Europa avrebbe bisogno di ancor più integrazione per uscirne, più Istituzioni europee e meno localismo degli Stati membri; tutte le volte che si manifesta una crisi internazionale, sia il Caucaso od il Medio Oriente, è evidente l’assenza dell’Europa per carenze istituzionali in termini di integrazione di politiche estere e militari: eppure il dibattito politico italiano è tutto domestico. Peraltro nessun’altra nazione più di questa s’è costituita con un disegno europeo. Sua maestà Vittorio Emanuele II, il conte Camillo Benso di Cavour, il generale Giuseppe Garibaldi, condottiero dalle ampie visioni politiche, lo stesso Giuseppe Mazzini, giocarono le loro carte sul tavolo dell’Europa: il Risorgimento fu tutto meno che una tombola in famiglia. Sullo stesso tavolo europeo ne giocarono la conclusione sua maestà Vittorio Emanuele III, Sidney Sonnino, Antonio Salandra e Vittorio Emanuele Orlando, anche Gabriele d’Annunzio fra il 1914, il 1915, Vittorio Veneto, Versailles e Fiume. La Seconda Guerra Mondiale è stata essenzialmente una tragedia europea. Se v’è un punto di grandezza nel personale politico che costruì la fase democratica del secondo dopoguerra è stato, ben oltre un generico europeismo, una visione decisamente federalista dell’avvenire d’Europa: in Luigi Einaudi, Gaetano Martino, Alcide De Gasperi, Altiero Spinelli ed altri. Eppure questa visione s’è come appannata nel dibattito politico odierno, malgrado la vicinanza ad una scadenza elettorale supernazionale, come l’elezione del Parlamento europeo. Insomma, partiti domestici che risolvono il problema con la scelta del gruppo parlamentare nel quale sedersi in quell’assemblea, qualche accenno vago ed impreciso nel programma, ma nella totale assenza dell’argomento dal dibattito.
Emanuele Filiberto

