Il Consiglio europeo informale, si è svolto attorno ad una tavola imbandita, dello scorso fine settimana, ed i commenti successivi, sembrano entrambi alquanto singolari. I capi di Stato e di governo non sono stati in grado d’approntare nessun intervento globale a sostegno dei nuovi Stati membri dell’Europa centrale ed orientale, occorrerà vagliare le situazioni ed intervenire caso per caso, s’è detto, però l’esito è stato un successo. Sembra l’inverso della constatazione della classica morte ad operazione riuscita: in questo caso l’operazione è fallita ma il malato, cioè l’Europa, pur nella crisi economica planetaria, pare stare bene, se non benissimo. Ciò è possibile, se si analizzano i risultati, perché alla pochezza dei cosiddetti «leaders» attuali, i quali tutto potrebbero essere definiti meno «guide», ha fatto riscontro l’eco della grandezza dei costruttori dell’integrazione comunitaria, i Jean Monnet, i Konrad Adenauer, i Gaetano Martino. L’Unione Europea, infatti, va avanti nonostante le indecisioni e le omissioni odierne, in quanto gli Stati membri si rendono conto, ogni giorno di più, che l’unica ancora di salvezza, per le loro economie, è costituita da quel marcato interno, quella libera circolazione di beni, persone, servizî e capitali, quelle politiche comuni, cioè quelle competenze trasferite alle istituzioni comunitarie, che i padri fondatori, ispirati al modello dell’economia sociale di mercato, hanno voluto. Anche i nuovi Stati membri dell’Europa centrale ed orientale, per lungo tempo diffidenti dei trasferimenti ad una sovranità comune e condivisa che il metodo comunitario comporta, per il ricordo di quella sovranità limitata comunista che è stata tutt’altra storia, stanno adesso, gradatamente, apprezzando la differenza, e si stanno rendendo conto di cosa, quando la crisi morde, quell’ancoraggio comune rappresenti. Questa è la grande vittoria del metodo comunitario nell’Unione Europea, oggi. La nostra proposta e scommessa, per il futuro, è applicare questo metodo anche alla politica, alla difesa, alla presenza dell’Europa nel mondo. Ma occorrerebbero uomini all’altezza dei Jean Monnet, dei Konrad Adenauer, dei Gaetano Martino. Anche i capi di Stato e di governo attuali vanno bene, basta che ritrovino, nella crisi, il gusto di osare.

Emanuele Filiberto

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