Più si sentono parlare gli esponenti leghisti e più, il ministro degli interni mi perdoni, si sentirebbe bisogno d’un nuovo Risorgimento, se possibile più unitario e più profondamente liberale, che ispiri alla Nazione, all’Europa ed all’Umanità il senso d’unità, cioè di fratellanza umana senza distinzioni. Purtroppo l’uomo è quello che è, la collettività generale è fatta da brave persone, ma esse debbono essere garantite dai manigoldi, che sono l’aspetto oscuro della società, indipendentemente dall’origine etnica, di ceto o quant’altro. Per questo esistono le Istituzioni, lo Stato. Riconoscere o meno questa necessità dell’organizzazione sociale fa tutta la differenza fra un liberale ed un anarchico. Noi in questo siamo liberali, e lo siamo in quanto vogliamo, con le libere istituzioni, garantire anche la libertà di pensiero e d’espressione dell’anarchico. Però, per lealtà, amiamo chiamare le cose col loro nome, e gradiremmo che tutti lo facessero. Il vecchio, ma ancora vigente testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, statuisce che la tutela delle persone sia prerogativa solo dello Stato, e che gli istituti di vigilanza privati, autorizzati dal prefetto, possano assumersi solo la tutela dei beni. Si dirà che alcuni privati si fanno proteggere da guardia spalla, ma questi, che in genere sono forniti da quegli istituti, per legge non guardano la persona, ma i beni, ad esempio gioielli, l’orologio. Forse sarà ipocrisia, ma è ipocrisia che rende omaggio alla virtù, che è la forza dello Stato, che sola può proteggere la persona. Se ognuno potesse proteggersi da sé le ragioni dello Stato verrebbero meno, e passeremmo dal regime liberale all’anarchia: questo, in principio, sono le ronde private. I cittadini che s’organizzano in ronde per proteggersi da sé, ne siano consapevoli o meno, sono anarchici, per principio. Come lo era l’Innominato manzoniano, che se ne strafregava delle grida delle autorità pubbliche ed assoldava i suoi bravi. Tuttavia il posto del ministro degli interni, cioè della polizia, è il posto meno adatto per un anarchico. Per prudenza il ministro della difesa, Ignazio La Russa, s’è limitato ad esprimere perplessità, e ad annunciare proposte alternative. È bene che almeno egli sia stato prudente, in un contesto in cui pochi pensano prima di dar fiato alle emozioni più che alle idee, ma si permetta a noi di segnalare la verità, sul piano dei principî. Allora, dirà qualcuno, i cittadini non possono collaborare con le forze dell’ordine a rendere più sicure le nostre città? Non diciamo questo. Il nostro Risorgimento ebbe lo stesso problema, ma lo risolse nel rispetto del monopolio statale della sicurezza pubblica attraverso la «guardia nazionale». Essa era un corpo armato di cittadini, reclutato per mantenere l’ordine pubblico e difendere le pubbliche libertà, con servizio volontario. L’idea nacque in Francia per iniziativa di La Favette, con legge del 14 Ottobre 1791, ed il Direttorio, poi, pose il corpo alle dipendenze dell’autorità militare. Nel Regno di Sardegna venne istituita, da principio, col nome di «milizia comunale», il 4 Marzo 1848, e poi venne riorganizzata nel Regno d’Italia con la codificazione del 1861, si distinse nella lotta al brigantaggio fra quell’anno ed il 1865, infine è caduta in desuetudine, senza che le norme del 1861 siano mai state formalmente abrogate. Quelle norme potrebbero fornire una base interessante per ripensare un volontariato dei cittadini a tutela della sicurezza pubblica. Voglia di Risorgimento? Perché no, in fondo dietro a molto malessere ed insicurezza c’è un bisogno represso di Patriottismo, una religione civile troppo a lungo negata.

Emanuele Filiberto

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